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POSSONO LE TERAPIE FORESTALI SOSTENERE LA FASE 2 DELLA PANDEMIA COVID-19?

Aggiornato il: mag 24

Di Pierangela Piras Medico dello Sport – Dottorato di Ricerca in Scienze Motorie – Master in “Welfare territoriale:progettazione di servizi alla persona e attività sportive”– Il Bosco di Puck*

Raggiunto il picco, ci stiamo avvianando verso una fase di riapertura che comunque non garantirà l’assenza

di contagio ed è ormai ipotizzato che sarà possibile una nuova ondata epidemica in autunno.

Se il primo impatto della pandemia ci ha colti impreparati, quali azioni preventive sono possibili nelle fasi di

convivenza con il virus che possano riguardare le Terapie Forestali?

Ciò che si sta delineando di questa pandemia è che la letalità del CoVID-19 è in funzione dell’evolversi di

una sindrome respiratoria acuta grave, presumibilmente legata ad una anomala cascata infiammatoria.

Inoltre, i dati statistici raccolti associano la gravità e la letalità da CoVID-19 a patologie pregresse e/o a

disfunzioni immunitarie. In tal senso, è interessante notare come le Terapie Forestali sembrino agire

favorevolmente sia nei confronti del sistema immunitario sia su molte delle patologie ritenute

corresponsabili dell’espressione più grave del CoVID-19.

Altre situazioni che si dovranno affrontare saranno lo stress di molti operatori sanitari ma anche i gravi

disagi psicologici vissuti dagli ammalati, dai parenti che non hanno potuto elaborare il lutto dei loro cari

deceduti, da tutta la popolazione relegata in casa e ancor più quelli dei ricoverati nelle RSA,

nei conventi, nelle carceri e in tutti i luoghi chiusi dove l’epidemia si è diffusa, spesso senza scampo per i residenti.

Ancora, è sempre più spesso denunciato come l’obbligo di restare a casa stia probabilmente scatenando

situazioni di più o meno grave violenza domestica che, a sua volta, è inevitabilmente legata a situazioni di

stress anche molto gravi.

Ci sono evidenze che le Terapie Forestali possano essere di supporto anche su molti di questi disagi

psicologici e sociali.

Va infine sottolineato che un recente modello teorico scientifico attribuisce all’esercizio fisico intenso e/o

prolungato, con elevati flussi e volumi respiratori, l’aumento della probabilità di un’espressione sintomatica

grave del CoVID-19, insieme ad una dose di esposizione cumulativa al virus e alla risposta immunitaria

inefficace. In tal senso è da notare che passeggiare nei boschi, come inteso nelle Terapie Forestali, non

richiede alcuno sforzo fisico pur offrendo benefici per gran parte simili all’esercizio fisico raccomandato per

la popolazione generale.

Fermo restando che le Terapie Forestali si propongono come una Medicina Integrativa, quindi per la

promozione della salute globale, la prevenzione e il supporto alle terapie specialistiche, vi sono pertanto

indicazioni che programmi di Terapie Forestali possano essere utili per:

- I soggetti a rischio di contrarre l’infezione in Fase 2, per età e/o patologie concomitanti

- i soggetti fragili ospitati in strutture residenziali

- gli operatori sanitari ma probabilmente anche tutti i soggetti coinvolti in prima linea durante la fase

di emergenza sanitaria e sociale (volontari, addetti alle pulizie, …)

- la popolazione generale e in particolare coloro che hanno subito stress ulteriori quali lutti, violenze,

la mancanza di notizie dei propri cari ricoverati, …

- i lavoratori, ad esempio quelli delle industrie rimaste aperte, che hanno dovuto subire turni

estremamente faticosi, spesso in condizioni di non garantita sicurezza

** Laboratorio greencare e terapie convenzionali applicate nel bosco. Centro di Osservazione Sperimentale,

in convenzione con il Laboratorio di Ecologia Affettiva dell'Università della Valle d'Aosta (LEAF/UniVDA)

APPROFONDIMENTI

PREMESSA

Recentemente gran parte dei risultati degli studi scientifici basati sull’evidenza sono stati raccolti e

analizzati nel Manuale Internazionale di Terapie Forestali, al quale si rimanda per ulteriori approfondimenti:

Kotte, D., Li, Q, Shin, W.S. & Michalsen, A. (eds.) (2019). International Handbook of Forest Therapy.

Newcastle upon Tyne, UK; Cambridge Scholars Publishing.

Inoltre, in questa breve presentazione gli studi citati fanno riferimento al solo passeggiare in foresta, inteso

come wandering, quindi senza sforzo fisico né distanze prestabilite da percorrere ma solo con un

coinvolgimento rilassato di tutte le funzioni sensoriali.

DISREGOLAZIONE IMMUNOLOGICA E “CASCATA INFIAMMATORIA” NEL COVID-19

Si ritiene che le citochine e le chemochine svolgano un ruolo importante nell'immunità e

nell'immunopatologia durante le infezioni da virus. Una risposta immunitaria innata rapida e ben

coordinata, è la prima linea di difesa contro le infezioni virali, ma risposte immunitarie disregolate ed

eccessive possono causare immunopatologia. Si ritiene inoltre che le citochine e le chemochine svolgano un

ruolo importante nell’immunopatologia durante le infezioni virali (1 - 2 - 3). Il ruolo delle citochine nelle

polmoniti virali da SARS e MERS non era stato dettagliato ma si stanno aggiungendo informazioni sempre

più approfondite negli studi in atto durante questa nuova pandemia da CoVID-19, anche per definire una

terapia efficace (4-5).

TERAPIE FORESTALI E SISTEMA IMMUNITARIO

Le terapie forestali agiscono sul sistema immunitario in molti modi, sia direttamente sia indirettamente. Ad

esempio, per quanto riguarda la regolazione infiammatoria e delle citochine in particolare: in uno studio

condotto su ventiquattro pazienti anziani - età compresa tra 60 e 75 anni - con ipertensione essenziale

(dodici dei quali sono stati inviati in una foresta sempreverde di latifoglie per un viaggio di 7 giorni/7 notti

mentre la permanenza del gruppo di controllo è avvenuta in ambiente urbano) (6), nel gruppo di studio in

foresta, e non in quello urbano, è stata rilevata una riduzione dell’interleuchina -6, una citochina avente un

ruolo significativo nella tempesta infiammatoria e attualmente oggetto di studio per la ricerca di farmaci

che ne contrastino l’azione nella polmonite virale da Covid-19 (7).

Un aspetto interessante di questo studio è che ha riguardato proprio un gruppo di soggetti attualmente

considerati a rischio di ammalarsi di Covid-19 in forma grave e spesso letale per età e patologia

concomitante ( per comorbilità e letalità nel Covid-19 vedi siti ai link in bibliografia: 8-9-10)

Ebbene, nei soggetti inviati in foresta, e non nel gruppo urbano, è stata rilevata anche una riduzione

significativa dell'ipertensione, l’inibizione della RAS (Sistema Renina Angiotensina) e di altri fattori

infiammatori oltre l’interleukina-6, suggerendo l’efficacia preventiva della Terapia Forestale anche contro i

disturbi cardiovascolari.

Va infine notato come le stesse citochine infiammatorie, siano a loro volta implicate anche nel diabete,

nelle malattie cardiovascolari e nella depressione (11 – 12 - 13).

EFFETTI DELLE TERAPIE FORESTALI SU ALTRE PATOLOGIE CONCOMITANTI CHE RAPPRESENTANO UN FATTORE DI RISCHIO PER GRAVITÀ E LETALITÀ DA COVID-19

Gli esami ematochimici prima e dopo le passeggiate in diversi ambienti rivelano che i livelli di fattori di

protezione della salute aumentano dopo la frequentazione della foresta ma non nelle passeggiate urbane.

Il Didehydroepiandrosterone (DHEA) aumenta dopo una passeggiata nella foresta (14) e il DHEA ha

proprietà cardio protettive, anti-obesità e anti-diabetiche ( 15).

Ugualmente, il tempo in natura aumenta l'adiponectina (14), che protegge dall'aterosclerosi ma ha in

generale proprietà insulino-stabilizzanti, antinfiammatorie e anti-aterogeniche (16).

Quindi passeggiate regolari nelle foreste, senza impegno fisico, potrebbero potenzialmente proteggere da obesità, diabete di tipo 2, ipertensione e malattie coronariche.

Ancora, è stato visto come le passeggiate nella foresta aumentano il numero e l'attività delle cellule Natural

Killer e tale attività rimane notevolmente potenziata a lungo (17). Le cellule Natural Killer hanno un ruolo

importante nella protezione dai tumori, nelle infezioni virali e in altri aspetti della salute umana (18).

Le passeggiate nelle aree boschive, ma non nelle aree urbane, riducono significativamente anche la

glicemia elevata in pazienti diabetici (19) e va rilevato che la glicemia cronicamente elevata comporta a sua

volta numerosi rischi per la salute, tra cui cecità, danni neurologici e insufficienza renale ( 20)

EFFETTI DELLE TERAPIE FORESTALI SULLO STRESS E I DISAGI PSICOLOGICI

Secondo l’Istituto Superiore della Sanità tutti gli operatori sanitari sono stati esposti a gravi situazioni

stressanti (21) e, con loro, la popolazione tutta (22).

Anche in quest’ambito, gli effetti fisiologici del contatto con la natura correlati alla riduzione dello stress e

al rilassamento sono molti e rapidi. Ad esempio, semplicemente sedersi in un ambiente naturale può

aumentare l'attività parasimpatica fino al 55% (23). Ed è noto che l’attivazione parasimpatica ha un ruolo

fondamentale nel riportare un organismo stressato in una condizione di quiete (24). Ma l’influenza delle

Terapie Forestali sulla riduzione dello stress sono suggerite anche dall’azione che esse hanno su molti altri

parametri stress-correlati: se confrontato con un ambiente urbano, passeggiare nelle foreste può ridurre il

flusso sanguigno cerebrale nella corteccia prefrontale e ridurre le concentrazioni di cortisolo salivare (25),

può anche ridurre la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca (26) e può diminuire l’attività nervosa

simpatica (25).

Trascorrere del tempo in natura ha inoltre effetti positivi a breve termine sull'umore (27) che diventano

costanti se l’esposizione alla natura diventa regolare. Ma camminare in una foresta, e non in un ambiente

urbano, aumenta anche i sentimenti "confortevoli", "rilassati", "naturali" e "vigorosi" e diminuisce

"tensione-ansia", "depressione", "ansia-ostilità, "Stanchezza" e "confusione” (28)

TERAPIE FORESTALI PER LA SINDROME POST TRAUMATICA DA STRESS

Una revisione della letteratura riguardante i veterani di guerra con Sindrome Post Traumatica da Stress ha

mostrato un beneficio significativo delle terapie basate sulla natura su misure sia oggettive sia soggettive

comprendenti i sintomi della Sindrome Post Traumatica da Stress, il benessere psicologico generale, il

funzionamento sociale, la qualità della vita e la depressione (29).

TERAPIE FORESTALI NELLO STRESS E NEL BURN-OUT DEGLI OPERATORI SANITARI

La frequentazione regolare di ambienti forestali, e non quello occasionale, da parte di operatori sanitari con

alti livelli di stress e di esaurimento (burn out) ha influito positivamente sia sugli aspetti fisiologici indagati –

variabilità della frequenza cardiaca, concentrazione del cortisolo salivare, attività delle cellule Natural Killer

– sia sullo stato psicologico soggettivo, misurato attraverso il Maslach Burnout Inventory-General Survey, il Worker's Stress Response Inventory e il Recovery Experience Questionnaire (30).

TERAPIE FORESTALI VS CAMMINATA ATLETICA

Secondo un recente studio, l’esercizio fisico intenso potrebbe rappresentare un fattore di rischio per

l’espressione grave del CoVID-19 (31).

D’altronde, come descritto sopra, gli effetti del passeggiare lento e senza né sforzo né distanza obbligata da

percorrere offre benefici sovrapponibili a quelli descritti per l’attività fisica normalmente raccomandata

(32). Inoltre, è stato visto che il camminare lento e consapevole in foresta genera meno stress della

camminata atletica sia indoor che nella foresta stessa (33).

Per chi vuole imparare il metodo dei "Bagni di Foresta" per poi praticarlo in autonomia al meglio può ricevere info su www.ecomuseomontagnafiorentina.it

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